Plastica BIO ed ECO : Come districarsi all’interno del labirinto

Omada Design Greenzone

A causa dell’elevata risonanza mediatica di Greta Thunberg le aziende produttrici di materie plastiche, così come la plastica stessa, sono finite sotto l’occhio del ciclone in quanto “colpevoli” di aver rovinato l’ambiente, il mare ed il mondo nel quale viviamo. Da quel momento in poi, oltre a sistemare la policy interna relativamente all’inquinamento, molte aziende hanno fatto uscire delle linee ecologiche, con plastica BIO.

Ma che significa plastica BIO?

Fondamentalmente non significa assolutamente nulla. Citando Wikipedia, “le materie plastiche sono materiali organici, costituite da molecole con una catena molto lunga , che determinano in modo essenziale il quadro specifico delle caratteristiche dei materiali stessi. Possono essere costituite da polimeri puri o miscelati con additivi o cariche varie. I polimeri più comuni sono prodotti a partire da sostanze derivate dal petrolio, ma vi sono anche materie plastiche sviluppate partendo da altre fonti.”
Essendo per la maggior parte derivate dal petrolio, come fa una plastica ad essere BIO? Una possibilità è quella che venga imessa durante lo stampaggio dell’articolo una bassissima percentuale di petrolio, rendendo però il materiale molto poco performante. E quindi, in questo caso, inutilizzabile.
La plastica non potrà mai essere BIO, in quanto gettando via il materiale (a seconda dello stesso) ci vorrà molto tempo prima che la stessa venga smaltita.

E se la plastica non è BIO, come può essere definita una “plastica meno plastica”?

Una plastica meno plastica potrebbe tranquillamente essere definita riciclata. Sì, perché spesso le aziende che utilizzano la plastica come materia prima rimacinano la stessa utilizzata per fare un articolo (che per qualsiasi ragione è difettoso) per poterne creare uno nuovo, riuscendo ad inserire “nel mondo” una quantità minore di plastica, avendo riutilizzata quella di un articolo fallato. Inoltre, esistono dei tipi di plastica appositamente chiamata “riutilizzata” in quanto la qualità resta quella della plastica normale ma esteticamente si vedono i pigmenti inconfondibili del riciclo.

E noi cosa facciamo per l’ambiente?

Contrariamente a quanto si dice però, anche le aziende che producono plastica riciclano e sono attente all’ambiente. Oltre ad utilizzare plastica riciclata, molte di esse utilizzano anche imballi riciclati, utilizzano carta riciclata per l’inserimento di fogli all’interno dei pacchi spediti e così via.
Noi abbiamo stilato un piano per rendere l’azienda ancora più “green”, volto quindi a diminuire le emissioni e l’inquinamento stesso. I punti toccati sono molteplici, tra cui i più importanti :
1) Pannelli fotovoltaici
2) Imballo totalmente ecologico
 e facilmente smaltibile dal cliente finale
3) Riciclo
della plastica in eccesso o dei prodotti con difetti piuttosto che buttarli
4) Recupero dell’aria trattata
Tutto il nostro lavoro lato ambiente verrà documentato su https://omadadesign.com/greenzone/ , e utilizzeremo i nostri canali social per condividere l’esperienza degli utenti che hanno apprezzato il nostro lavoro.

Ma quindi la colpa di chi è?

Sotto la lente d’ingrandimento ci sono andate le aziende produttrici, in quanto la colpa è stata scaricata su di loro. In realtà invece la responsabilità dell’inquinamento globale a livello di plastica è da “attribuire” anche al consumatore finale. Se vengono distribuite le bottiglie di plastica e poi vengono gettate per terra, l’azienda produttrice più che segnalare sull’etichetta dove va buttato l’articolo non può fare, quindi non può obbligare chi le utilizza ad aver rispetto dell’articolo stesso e dell’ambiente che lo circonda. Il rispetto è dato dal senso civico delle persone.
Ci sono appositi cestini ovunque, anche sulle spiagge stesse, eppure quotidianamente vengono abbandonate bottiglie nel mare e/o sulla spiaggia.

Noi come azienda stiamo migliorando, ma dobbiamo farlo tutti insieme per un mondo migliore.

 

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